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Paragrafo 5 .  Il crollo dei regimi comunisti nell'Europa orientale.

     
La crisi dell'Unione Sovietica ha accelerato le trasformazioni in atto
nei  paesi  satelliti  dell'Europa orientale, sino  a  determinare  la
nascita  di nuove realt politiche. Alcuni significativi mutamenti  si
erano  gi  verificati in Polonia, dove l'opposizione verso il  regime
comunista  era pi forte che altrove, perch alimentata non  solo  dal
sentimento  nazionale ma anche dalla Chiesa cattolica, alla  quale  la
popolazione  era  strettamente legata, e che aveva  acquistato  ancora
maggiore autorevolezza dopo l'elezione al soglio pontificio, nel 1978,
dell'arcivescovo  di Cracovia Karol Wojtyla. Nel  corso  del  1980  la
politica  di  austerit  attuata dal governo di  Edward  Gierek  aveva
scatenato manifestazioni e scioperi a oltranza nei cantieri navali  di
Danzica,  dove  nel  mese  di  novembre  venne  fondato  il  sindacato
indipendente Solidarnosc (in italiano "solidariet").
     Guidata dall'operaio Lech Walesa, la nuova organizzazione  svolse
un  ruolo  pi  politico  che sindacale, operando  in  nome  non  solo
dell'interesse  dei lavoratori ma dell'intera nazione che  aspirava  a
profondi  mutamenti  istituzionali. La  protesta  divent  sempre  pi
intensa e difficilmente controllabile dalle
     
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     forze  dell'ordine,  mentre  si temeva  un  possibile  intervento
dell'armata  rossa.  Nel  dicembre  del  1981  il  generale   Wojciech
Jaruzelski, primo ministro e segretario generale del partito comunista
polacco  (POUP), proclam lo stato di emergenza e cerc di avviare  la
normalizzazione,  dichiarando fuori legge Solidarnosc  e  arrestandone
gli esponenti pi significativi, tra cui lo stesso Walesa. Le proteste
contro il regime per continuarono, ad opera della Chiesa cattolica  e
di Solidarnosc, che agiva clandestinamente. L'opposizione ebbe inoltre
significativi  e determinanti sostegni esterni: quello del  pontefice,
che si rec in visita in Polonia nel 1983 e nel 1987, e quello di gran
parte   dell'opinione   pubblica  internazionale,   rafforzato   dalla
assegnazione  a Lech Walesa del premio Nobel per la pace  nell'ottobre
del 1983.
     Nel  1988  una  nuova  ondata  di scioperi  costrinse  il  regime
polacco ad aprire il dialogo con l'opposizione, alla luce anche  della
perestrojka  avviata da Gorbacv in Unione Sovietica. Si  giunse  cos
agli  accordi  di  Danzica dell'aprile del 1988,  che  stabilirono  la
democratizzazione della vita politica, il pluralismo  sindacale  e  la
realizzazione  di  un  sistema parlamentare  bicamerale.  Solidarnosc,
ormai legalizzato, ottenne uno schiacciante successo alle elezioni del
giugno  1989,  che portarono alla formazione di un governo  presieduto
dal cattolico Tadeusz Mazowiecki. Nel dicembre del 1990 Lech Walesa fu
eletto capo dello stato; nel corso degli anni successivi la Polonia  
stata  travagliata dalla crisi economica e da una notevole instabilit
politica. Le elezioni politiche del 1993, indette dopo lo scioglimento
delle  camere deciso da Walesa in seguito alla quinta crisi di governo
in  quattro anni, hanno visto il declino di Solidarnosc e la  vittoria
dei  partiti  pi  vicini al passato regime. Questa tendenza    stata
confermata  dalle  elezioni presidenziali svoltesi  nel  novembre  del
1995,  che  hanno visto Lech Walesa sconfitto dall'ex  comunista,  ora
socialdemocratico, Aleksander Kwasniewski.
     Anche  in  Ungheria a partire dall'inizio degli anni  Ottanta  si
sono  verificati  importanti mutamenti per  liberalizzare  il  sistema
economico.  Il  nuovo atteggiamento assunto dall'Unione  Sovietica  di
Gorbacv ha accelerato tale processo; destituito Janos Kadar nel 1988,
insediato  dai  sovietici dopo i fatti del 1956, ha preso  il  via  la
democratizzazione  del  paese. Episodio  significativo    stato,  nel
luglio  del 1989, lo smantellamento dei 260 chilometri di filo spinato
e  posti  di controllo ai confini con l'Austria: veniva cos abbattuta
fisicamente  una  parte rilevante della "cortina di ferro"  che  aveva
fino  ad  allora  isolato  i  paesi del  blocco  sovietico  dal  resto
dell'Europa.   Analoghe  decisioni  prese  dai   governi   polacco   e
cecoslovacco hanno permesso a decine di migliaia di cittadini  tedesco
orientali  di  passare nella Germania occidentale. Nel  1989    stata
proclamata  la repubblica d'Ungheria, al momento governata da  partiti
di centro-destra, in seguito alle elezioni svoltesi nel 1990.
     In  Cecoslovacchia,  dopo  la  repressione  della  "primavera  di
Praga",  la  speranza  di un cambiamento di regime  non  era  svanita;
determinante era stata l'opera di Charta 77, un movimento  fondato  da
un gruppo di intellettuali nel 1977, che aveva organizzato il dissenso
interno,  e,  accusando  il governo comunista  di  violare  i  diritti
civili,   aveva   svolto   un'efficace  opera   di   sensibilizzazione
dell'opinione   pubblica  internazionale.  Nel  1987   Gustav   Husk,
contrario  a  qualunque mutamento, entr in contrasto  con  i  vertici
riformisti  del  partito che lo rimossero dalla carica di  segretario,
lasciandogli  solo  quella di capo dello stato. La  protesta  popolare
prese quindi sempre maggior vigore e
     
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     port,  nel  1989,  alle dimissioni dell'intero gruppo  dirigente
comunista  e  al definitivo allontanamento di Husk. Nel dicembre  del
1989  il  governo decise di smantellare la "cortina  di  ferro"  e  di
permettere   il  libero  passaggio  verso  l'Austria  e  la   Germania
occidentale. Nell'aprile del 1990 il parlamento sanc la nascita della
repubblica federata ceca e slovacca, a capo della quale fu  eletto  il
drammaturgo  Vaclav Havel, uno dei principali esponenti  del  dissenso
verso  il  regime  comunista e fondatore di Charta  77.  L'ordinamento
federale per ebbe breve durata: nel 1992 i due partiti boemo-moravo e
slovacco  concordarono pacificamente la dissoluzione della federazione
e  la  nascita,  a partire dal 1 gennaio 1993, delle due  repubbliche
ceca e slovacca.
     Una   transizione   pacifica  alla  democrazia  parlamentare   si
verific anche in Bulgaria. Il governo di Sofia non aveva mai recepito
le  istanze  di  cambiamento avanzate da una popolazione  oppressa  da
misere  condizioni di vita, ma nel 1989, di fronte al  dilagare  della
protesta,  si  verificarono  i  primi significativi  mutamenti.  Todor
Zvikov  venne rimosso dalla carica di segretario generale del  partito
che  ricopriva da 35 anni e il potere venne assunto da  un  gruppo  di
comunisti  riformatori, che, spinti dalla pressione  popolare,  furono
costretti  a  legalizzare il pluralismo partitico, mentre  il  partito
comunista  assunse  il nome di partito socialista  bulgaro.  Le  prime
elezioni libere, che si svolsero nel gennaio del 1990, assegnarono  la
vittoria  ai  socialisti;  l'aggravarsi  della  crisi  economica  e  i
contrasti all'interno del partito socialista favorirono per le  forze
di  centro, che, tra il 1991 e il 1992, ottennero la guida del governo
e la presidenza della repubblica nella persona di Zheliu Zhelev.
     Assai  pi  drammatico fu il processo di democratizzazione  della
Romania, dove Nicolae Ceausescu, capo del partito e dello stato, aveva
imposto  una dittatura personale, sostenuto da un efficiente  apparato
repressivo.  Il  costante peggioramento delle  condizioni  economiche,
causa  di miseria e di fame per gran parte della popolazione, aliment
il  dissenso che sfoci in una serie di manifestazioni e di  sommosse,
tutte  sanguinosamente represse. Alla fine di dicembre  del  1989  una
violenta  contestazione nei confronti del regime si trasform  in  una
guerra  civile  tra esercito e popolo da una parte e polizia  politica
del  dittatore  dall'altra. Gli oppositori formarono  un  comitato  di
salvezza  nazionale, capeggiato dal comunista riformista Ion  Iliescu,
che  assunse la guida del paese. Il 23 dicembre Ceausescu e la  moglie
vennero  catturati mentre tentavano la fuga; un tribunale speciale  li
process  immediamente,  condannandoli  a  morte.  L'eliminazione  del
dittatore fu seguita da un periodo di gravissimi contrasti politici  e
sociali,  sfociati  in  episodi  di  vera  e  propria  guerra  civile,
originati  anche  dagli interventi repressivi decisi da  Ion  Iliescu,
eletto presidente della repubblica nel 1990.
     La  decisione  dei governi cecoslovacco, ungherese e  polacco  di
consentire  ai  cittadini tedesco-orientali di  emigrare  in  Germania
occidentale   passando   attraverso  il   loro   territorio   accentu
notevolmente  la  crisi della repubblica democratica  tedesca,  perch
provoc l'esodo di decine di migliaia di persone. Determinante fu  poi
la  visita  compiuta  il  7 ottobre del 1989  da  Michail  Gorbacv  a
Berlino,   dove  si  celebrava  il  quarantesimo  anniversario   della
fondazione dello stato; l'entusiasmo per il leader sovietico  aliment
infatti  il  dissenso  nei confronti del regime comunista  guidato  da
Erich  Honecker, segretario del partito e capo dello stato, che il  15
ottobre  del  1989 fu costretto a dimettersi. I nuovi  dirigenti,  per
porre fine allo stato di agitazione sempre pi
     
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     vasto  e  incontrollabile, il 9 novembre decisero di ripristinare
la  libert  di circolazione tra le due Germanie. Cadeva cos,  in  un
mare  di  euforia, il muro di Berlino, il simbolo per  eccellenza  del
comunismo pi retrivo e bieco e i pezzi di quello che per 38 anni  era
stato  un  sinistro  sbarramento tra due parti  di  una  stessa  citt
diventarono folcloristici souvenir. Nel marzo del 1990 si  tennero  le
prime  elezioni  libere,  che  furono vinte  dalla  CDU  (Christliche-
Demokratische  Union, unione cristiano democratica). Il nuovo  governo
inizi subito la cooperazione con quello tedesco-occidentale, in vista
di una imminente unificazione, alla quale si dichiar favorevole anche
Michail Gorbacv e che entr in vigore nell'ottobre del 1990.
